Pompa di calore e climatizzatore: quali detrazioni valgono nel 2026
Con il caldo si cerca un climatizzatore e con l'autunno una pompa di calore: in entrambi i casi la domanda è la stessa, quanto si recupera. Nel 2026 ci sono tre agevolazioni diverse, con regole diverse. Ecco quali valgono, quanto, e le condizioni che fanno la differenza tra prendere il bonus e perderlo.
Aggiornato il 12 agosto 2026 · lettura 6 min
D'estate si cerca un climatizzatore, con l'autunno una pompa di calore per scaldare spendendo meno. In entrambi i casi la domanda vera è una sola: quanto ne recupero con le detrazioni? Nel 2026 le strade sono tre, con regole diverse — e conoscerle prima di comprare fa la differenza tra ottenere il bonus e perderlo per un cavillo.
1. Ecobonus e Bonus ristrutturazione: il 50% (o 36%)
Sono le due detrazioni fiscali "classiche", che recuperi in dieci rate annuali sull'IRPEF. Nel 2026 l'aliquota è:
- 50% sulla prima casa (abitazione principale);
- 36% sulle seconde case.
La vecchia aliquota Ecobonus al 65% per questi interventi non è più in vigore per le singole unità abitative: chi te la promette è fermo agli anni scorsi. I massimali di spesa sono ampi — fino a 30.000 € con l'Ecobonus per la pompa di calore, fino a 96.000 € con il Bonus ristrutturazione — quindi nella pratica non sono un limite per un impianto domestico.
Un requisito da non dimenticare con l'Ecobonus: l'intervento deve essere una sostituzione (totale o parziale) del vecchio impianto di riscaldamento, e va fatta la comunicazione all'ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Saltarla significa perdere la detrazione.
2. Il Conto Termico 3.0: fino al 65% a fondo perduto
È l'alternativa spesso più conveniente, e la meno conosciuta. Il Conto Termico 3.0, in vigore dal 25 dicembre 2025 e gestito dal GSE, non è una detrazione fiscale ma un contributo a fondo perduto: i soldi arrivano direttamente sul conto corrente, fino al 65% della spesa, in tempi molto più rapidi dei dieci anni di una detrazione.
È particolarmente interessante per due motivi: non serve avere capienza IRPEF (quindi va bene anche per chi ha redditi bassi o è incapiente, a differenza delle detrazioni), e l'erogazione è veloce. Per un privato che sostituisce una caldaia con una pompa di calore, il Conto Termico è spesso la strada da valutare per prima.
Attenzione: le caldaie a gas sono escluse
Un punto che spiazza molti: dal 1° gennaio 2025, e confermato per il 2026 e 2027, le caldaie alimentate solo a combustibili fossili — comprese le caldaie a condensazione a gas — sono escluse sia dall'Ecobonus sia dal Bonus casa. Chi spera in una detrazione per sostituire la vecchia caldaia con una nuova a gas resta a mani vuote. La direzione è chiara: gli incentivi premiano le pompe di calore, non il metano.
Il climatizzatore: quando il bonus c'è e quando no
Sul solo condizionatore va fatta una distinzione:
- Se installi un climatizzatore a pompa di calore in sostituzione del vecchio impianto di riscaldamento, rientri nell'Ecobonus.
- Se lo compri come intervento a sé, senza opere edilizie, la strada è il Bonus ristrutturazione al 50%, ma solo se collegato a una ristrutturazione in corso. Il "bonus condizionatori" da solo, slegato da lavori, ha margini stretti.
È il tipo di distinzione che conviene chiarire prima di firmare l'ordine, non dopo: quanto consuma davvero un climatizzatore e come sceglierlo lo abbiamo spiegato nell'articolo su quanto consuma il condizionatore.
La cosa onesta da dire
Non esiste "il bonus" al singolare: esistono tre strumenti, e quello giusto dipende da cosa installi, se è prima o seconda casa e dalla tua situazione fiscale. Un errore comune è scegliere l'impianto e poi cercare il bonus; l'ordine giusto è il contrario. E c'è un punto che spesso si dimentica: la pompa di calore consuma elettricità, quindi il suo vantaggio reale dipende anche da quanto paghi la luce e dall'eventuale abbinamento con il fotovoltaico. Prima di tutto, il punto di partenza è sempre quanto spendi oggi di energia: da lì si capisce se e quanto un impianto nuovo ti conviene davvero.