Fotovoltaico obbligatorio dal 2026: su quali case scatta davvero (e su quali no)
Titoloni allarmanti in giro: 'fotovoltaico obbligatorio'. La verità è più tranquilla. Dal 3 agosto 2026 il D.Lgs 5/2026 impone quote di rinnovabili su chi costruisce, ristruttura pesante o rifà l'impianto termico — non su chi tiene la casa com'è. Ecco quando l'obbligo ti riguarda davvero.
Aggiornato il 6 agosto 2026 · lettura 6 min
In questi giorni girano titoli allarmanti: "fotovoltaico obbligatorio". Chi ha una casa si spaventa e pensa di dover mettere i pannelli entro una scadenza, pena chissà quale multa. Non è così, e vale la pena spiegarlo con calma, perché la realtà è molto più tranquilla di come la raccontano.
Il fatto è vero: dal 3 agosto 2026 è in vigore il D.Lgs 5/2026, che recepisce in Italia la direttiva europea RED III e riscrive le regole sulle rinnovabili negli edifici. La novità è che l'obbligo di integrare una quota di energia rinnovabile — in pratica, quasi sempre il fotovoltaico — non riguarda più solo le case nuove. Ma il punto è quando scatta, ed è tutto lì.
La regola in una riga
L'obbligo si attiva quando chiedi un titolo edilizio: cioè quando costruisci, ristrutturi in modo importante o rifai l'impianto di riscaldamento. Non è un obbligo "a calendario" che un bel giorno colpisce tutte le case esistenti. Se non fai lavori, non devi fare nulla.
I tre casi in cui l'obbligo ti riguarda
- Costruisci una casa nuova. Qui l'obbligo c'era già ed è il più pesante: va coperto con rinnovabili il 60% dei consumi per riscaldamento, climatizzazione e acqua calda.
- Fai una ristrutturazione importante (di primo o secondo livello: interventi sostanziali sull'edificio o sull'involucro). Qui la novità: scatta un obbligo di copertura intorno al 40%.
- Rifai o sostituisci l'impianto termico — per esempio cambi la vecchia caldaia con una nuova. È il caso che tocca più famiglie, perché capita di frequente, ed è la vera estensione introdotta dal decreto.
Per gli edifici pubblici le percentuali sono più alte (maggiorate di 5-10 punti). E attenzione alla sanzione: chi è obbligato e non rispetta i requisiti non ottiene il titolo edilizio. Non è una multa: semplicemente non ti autorizzano i lavori.
Quanto fotovoltaico serve, in pratica
La norma fissa una potenza minima con una formula semplice: potenza (kW) = coefficiente × superficie in pianta (m²). Il coefficiente è 0,050 per le nuove costruzioni e 0,025 per gli edifici esistenti che vengono ristrutturati. Su una casa esistente di 100 m² in pianta, per dare un ordine di grandezza, si parla di circa 2,5 kW — un impianto piccolo, di quelli che costano intorno ai 5.000-7.000 €.
Esistono anche esenzioni e deroghe: quando l'installazione è tecnicamente impossibile, sui vincoli paesaggistici e sugli edifici storici, o quando non c'è irraggiamento sufficiente. Ma sono casi specifici, da verificare con un tecnico sul singolo immobile — non una scappatoia generale.
Da non confondere con la "direttiva case green"
C'è parecchia confusione perché nello stesso periodo si parla di un'altra norma europea, la direttiva EPBD (le cosiddette "case green"), che prevede un proprio calendario di obbligo solare — edifici pubblici e commerciali dal 2027, residenziale di nuova costruzione dal 2029, nuovi parcheggi coperti entro il 2029. È un binario diverso dal D.Lgs 5/2026, con tempi e recepimenti suoi. I giornali le mescolano: la cosa concreta e già in vigore oggi è il D.Lgs 5/2026, legato ai lavori edilizi.
Il rovescio della medaglia: obbligo o no, spesso conviene
C'è un aspetto che si perde nell'allarme. Se stai già cambiando la caldaia o ristrutturando, il cantiere è aperto, i tecnici ci sono, e aggiungere il fotovoltaico costa meno di quanto costerebbe farlo da solo un domani. E soprattutto: quel fotovoltaico lo useresti comunque. Il punto non è se sei obbligato, è se nel tuo caso conviene — e molto spesso, con un cantiere già in corso, la risposta è sì.
Senza contare che sull'impianto restano gli incentivi: la detrazione del 50% sulla prima casa e, per chi ha un ISEE basso, il reddito energetico, un contributo a fondo perduto che copre gran parte della spesa. L'obbligo, insomma, non arriva "a mani nude": arriva insieme agli strumenti per pagarlo.
La cosa onesta da dire
Se hai una casa e non stai facendo lavori, puoi stare tranquillo: questo decreto non ti impone nulla. Se invece stai per costruire, ristrutturare o cambiare la caldaia, l'obbligo può riguardarti — e la cosa intelligente è saperlo prima di far partire il cantiere, per dimensionare bene l'impianto ed evitare che il progetto si blocchi al titolo edilizio.
Se sei in uno di questi casi e vuoi capire cosa serve davvero sul tuo immobile — quanta potenza, che spesa, quali incentivi — mandaci due righe sul tuo progetto: ti diciamo se sei obbligato, quanto ti costa e come si finanzia, prima che ci pensi il Comune. Il punto di partenza resta sempre lo stesso: quanto consumi oggi, perché è da lì che si dimensiona un impianto sensato.